Casse di Assistenza: nuove normative e ruolo delle Assicurazioni
L’annuale Convegno di BiSALUS è stata l’occasione per fare il punto sulla situazione del welfare sanitario in Italia, per capire dove stiamo andando dal punto di vista normativo – dato che siamo in un momento di cambiamento – e qual è il ruolo delle assicurazioni.
L’Italia è tra i primi 5 Paesi al Mondo per livello di protezione sociale offerto alla propria popolazione; al terzo posto per rapporto tra spesa sociale e PIL, dopo Francia e a pari percentuale con l’Austria; ma ha una serie di problemi che il welfare state non potrà risolvere da solo nei prossimi anni; tra questi uno dei più importanti è il suo finanziamento e la sostenibilità:
- siamo anche il Paese dove il 40,35% della popolazione paga solo poco più del 1,28% di tutta l’Irpef; ma per garantire la sola spesa sanitaria (2.221 € pro capite), altri concittadini ed in particolare coloro che dichiarano redditi da 35 mila euro in su (solo il 15,26%% degli italiani) devono pagare ogni anno 60 miliardi;
- La spesa per assistenza sta superando quella netta per le pensioni: 165 miliardi al netto Irpef contro circa 160 miliardi netti di assistenza;
- su 16 milioni di pensionati 6,5 sono totalmente o parzialmente assistiti.
Secondo i dati dell’ultimo Rapporto Gimbe l’88,6% della spesa privata è a carico dei cittadini mentre l’11,4% è intermediata. Rispetto al 2022, l’aumento della spesa sanitaria totale (+2,5%) è stato sostenuto esclusivamente dalla spesa out-of-pocket (+10,3%) e da quella intermediata (+11,8%).
E’ evidente che il valore oggi della spesa intermediata non rispecchia la realtà di una sempre maggiore importanza del welfare sanitario come testimoniano anche i numeri di Cassa BiSALUS: le aziende associate sono circa 2500 per un totale di circa 30.000 assistiti. Nel 2023 i contributi incassati sono stati di circa 22.000.000 di euro per un totale di 150 intermediari coinvolti, 10 Compagnie e 5 Providers.
Sul fronte legislativo la strada verso una normativa definitiva che regolamenti i Fondi sanitari è ancora lunga e il dibattito ancora aperto. Seppur consapevoli del valore strategico della condivisione dei dati tra pubblico e privato – il cruscotto sanitario – molti fondi leggono nel criterio di classificazione delle prestazioni adottato un modello non immediatamente applicabile al loro settore. La preoccupazione in particolare è legata al rischio di poter consegnare dati non “sicuri” perché elaborati su prassi che non tenevano in considerazione i criteri di tassonomia del sistema pubblico.
In un’ottica di crescita e sviluppo del settore allora, tutti gli Stakeholders debbono concorrere, rivedendo ed innovando la proposizione secondo questi concetti:
- utilizzo della tecnologia per ridurre i costi e migliorare le prestazioni da parte delle Imprese di Assicurazione;
- miglior rapporto tra Imprese di assicurazione e Strutture ed Operatori del Servizio Sanitario per meglio controllare e razionalizzare i costi;
- analisi comparatistica di formule e modelli in altri Paesi;
- marcare la differenza tra «assistenza» ed «assicurazione»;
- valutare l’utilizzo di sistemi «misti» tra trasferimento al mercato assicurativo dei rischi di severità ed autogestione dei rischi di frequenza.